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Perché in Italia il Part Time non decolla

Alcuni dati Istat fanno emergere una situazione preoccupante per la conciliazione lavoro-famiglia nel nostro Paese

La crisi economica dell’ultimo anno ha senza dubbio favorito la diffusione del part-time un po’ ovunque in Europa. Purtroppo però in Italia continuiamo a registrare i più bassi tassi di "crescita" dell'impiego a tempo parziale delle risorse.
Nel nostro Paese, la percentuale di lavoratori part-time nel terzo trimestre del 2010 superava di poco il 15% in totale: una percentuale inferiore a quella media dell’Europa.
 
Oltre a questo dato emerge inoltre, dai dati Istat, che dei circa 270.000 lavoratori in più rispetto al 2010 ad aver ottenuto un contratto part-time, circa la metà era stata spinta dall’impossibilità di trovare un lavoro full-time. E se si leggono le statistiche per genere, la percentuale di lavoratori impossibilitati a impiegarsi a tempo pieno risulta essere per la maggiorparte di uomini. Esattamente l’inverso di quanto accadeva nel 2007, quando l’opzione per il tempo parziale era stata motivata dalla maggioranza degli interessati (soprattutto donne) con la deliberata scelta di occuparsi della famiglia.
 
Il lavoro a tempo parziale, in questa prospettiva, cessa di essere uno strumento consapevole di conciliazione tra famiglia e lavoro e rischia di tramutarsi in una condizione forzata per l'ingresso nel mondo del lavoro. Misure come il part-time, il job sharing, il telelavoro si sono dunque consolidati come mezzi di riduzione del costo del lavoro, o di variabilizzazione di questo costo - associati, peculiarità tutta italiana, a mansioni meno qualificate e a stipendi ridotti, anziché il viceversa, come all’estero.
 
Fonte : Il Sussidiario.net
 

Il Sussidiario


 
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